Il Territorio

Barisciano La terra Murata di Barisciano Il castello di Barisciano, i cui resti si trovano sulla cima del colle alle spalle dell’attuale paese, fa parte della tipologia delle terre murate ( come il vicino castello di San Pio delle Camere), castelli mai completamente inurbati utilizzati per il ricovero degli abitanti in caso di pericoli e guerre. E ‘ un recinto di grandi dimensioni ( il più grande della zona) costruito nel XII sec. con una torre pentagonale precedente, posta a nord ovest, purtroppo quasi completamente crollata a seguito del terremoto del 2009. Sorto a controllo della via per Campo Imperatore e della Piana di Navelli . Il recinto a pianta trapezoidale conserva quattro torri e pochi resti di strutture interna. La cinta muraria e le torri disegnano e connotano una parte del paesaggio e si collocano a valle delle fortificazioni pastorali di quota (Calascio Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio) e a monte delle fortificazioni a controllo e difesa del tratturo Magno (Poggio Picenze, san Demetrio, Prata ecc.) . Il Castello fu occupato da Fortebraccio da Montone, capitano di ventura, nel 1424 durante l’assedio di L’Aquila e, nel corso del XVI sec., venute meno le esigenze di difesa fu progressivamente abbandonato. Nella metà del XVI secolo addossata al bastione sud fu costruita la piccola chiesa di San Rocco con all’interno interessanti affreschi. La torre di Petogna Tra le frazioni di Villa e Petogna ruderi una torre di avvistamento medievale di controllo ed avvistamento di forma cilindrica, chiamata “dongione tondo”, dalla quale si dominava tutta la vallata e l'altopiano di Navelli. Poggio Picenze Il Castello di Poggio Picenze Pochi resti nella parte più alta del paese testimoniano la presenza di una struttura fortificata “costituito da sei torri di cui una ben alta al centro” e realizzato intorno al XII sec. Subì sorte peggiore del castello di Barisciano. Fortebraccio da Montone lo conquistò e distrusse nel 1423. Demolito per la maggior parte all’inizio dell’ottocento quando si presentava pericolante a seguito dei danni subiti dal terremoto della fine del settecento ”Poggio” è stato sicuramente abitato,così come gli altri centri della zona, in epoca tardo antica a seguito delle invasioni longobarde ed alla distruzione delle città romane di Forfona ed Aveia. Sant'Eusanio Forconese Il castello di Sant’Eusanio Forconese Sulla fertile piana del fiume Aterno tra Fossa e Sant’Eusanio Forconese si erge all’improvviso un grosso colle completamente brullo chiamato Monte Cerro, sulla parte che degrada verso sud ovest sono presenti i resti di una vasta cinta murata che domina dall’alto il centro di Sant’Eusanio Forconese . Sorto tra il XII e XIII sec. a controllo della valle dell’Aterno,di forma irregolare con resti di cinque torrioni semicircolari, quattro di forma quadrata ed un fossato di difesa. E’ ancora leggibile una porta murata ad arco acuto mentre su uno del torrioni quadrati è stata addossata la chiesa dedicata alla Madonna del Castello, costruita tra il XVII ed il XVIII secolo quando il castello aveva perso ogni funzione di difesa. Strutture difensive e di avvistamento a Casentino Toponimo “Muro Murato” sul colle che sovrasta Casentino con pochi resti di una probabile cinta di difesa e avvistamento in diretto collegamento con le strutture difensive circostanti e con il monastero fortificato di Santo Spirito. La frazione di Casentino sorta dopo l’abbandono del castello di Barili presenta resti medioevali di reimpiego e resti di case mura. Fagnano Frazione Castello – borgo fortificato Struttura fortificata a forma di ellisse con torri pentagonali e circolari ancora ben leggibile sul colle Ofanianum, costruita anche questa in epoche diverse acominciare dal XIII sec. A guardia della valle dell’Aterno, incastellata in epoca tarda e su impostazione cardo decumanica presenta ancora alcune case mura Nella parte maggiormente attaccabile due torrioni con pianta a forma di pentagono, a nord-est due torri di forma circolare; una delle due è usata come torre campanaria. Un quinto torrione di forma quadrangolare difende la porta principale ad arco acuto con mensole, caditoie e resti a testimoniare un ponte levatoio. Sicuramente costruito nel luogo di un castrum vestino, fu distrutto da Braccio da Montone nel 1424 e, poi, dalle truppe di Alfonso d’Aragona, nel 1443 Fontecchio Borgo fortificato Centro fortificato medioevale ben conservato con percorsi interni ad avvolgimento e con le caratteristiche case a schiera, case a torre e case mura. Sono ancora leggibili alcune porte urbane come quella del Castello, con arco ribassato, la Porta dei Santi, con arco acuto, sormontata dal massiccio torrione quadrangolare con impianto a sporgere sorretto da mensole a triplice aggetto a forma di becco ed è reso più prezioso da un orologio tra i più antichi in Italia. Si conservano ancora la Porta dell’Orso e la Porta da Piedi, costruita per permettere l’accesso alla valle nel 1591. Il palazzo fortificato appartenente ai baroni Corvi costruito tra il XV e XVI sec., mostra particolari accortezze difensive. San Demetrio ne' Vestini Frazione di Stiffe ruderi del Castello Già prima del"Catalogus baronum sub Wiligelmi" (1167), il toponimo Stiffe indicava un agglomerato di case sparse che nel XIII sec. costruirà un borgo fortificato su un castello medioevale precedente e di cui sono visibili poche tracce subito sopra l’attuale abitato. Nei secoli successivi Stiffe partecipò alla fondazione della città di L'Aquila, come testimonia la presenza di una Chiesa di Sant'Andrea patrono all'interno delle mura del capoluogo.All’inizio del 900 nelle grotte di Stiffe fu costruita una delle prime centrali idroelettriche italiane. San Demetrio: Torre All’ingresso di San Demetrio ne’ Vestini torre di avvistamento e controllo della valle inglobata nel campanile della chiesa dedicata al patrono. Villa Sant'Angelo Frazione Tussillo – il Castello di Barili Le origini dei due centri di Tussillo e Villa Sant’Angelo vanno fatte risalire al distrutto castello di Barile, probabilmente sorto nel XII sec. Il castello partecipò alla fondazione dell'Aquila e, dopo un periodo relativamente florido entro sotto l’influenza spagnola e comincio una veloce decadenza. Rimase disabitato dopo il XVII sec. con gli abitanti si trasferirono gradualmente nelle 'vici' sottostanti di Villa Sant'Angelo e Tussillo. Del castello rimane un toponimo a monte di Tussillo chiamato “San Pietro Barilli”.Tussillo si presenta come un piccolo borgo di impostazione medievale con resti di case mura. Anche tutti i comuni contermini a quelli elencati hanno uno o più castelli intesi sia come terre murate che come centri fortificati incastellati per cui possiamo parlare di un “sistema” di organizzazione territoriale di controllo e difesa comune sia lungo l’asta dell’Aterno che sulle balze che conducono vero i due sistemi montuosi del Gran Sasso e del Sirente. La differenza sostanziale del modo di abitare di queste zone risente di un altro “sistema” legato alla strutturazione romana di vici e pagi ( vicus come nucleo di abitazioni e terre che appartenevano ad un pagus). In particolare nei comuni di San Demetrio (con sette frazioni), Fagnano ( con dieci frazioni) e Barisciano (quattro frazioni) è ancora leggibile questa organizzazione. I castelli di Sant’Eusanio,Barili, Fontecchio, Barisciano, Sinizzo e San Demetrio contribuirono alla fondazione della città dell’Aquila (1254) con locali assegnati entro le mura a confine tra i quarti di San Giorgio e Santa Maria. I centri oggetto di questi brevi note, incastellati e non, hanno subito notevoli danni e distruzioni dai terremoti del passato (1703 e 1762) ed anche da quello più recente del 2009. Comunque è sempre possibile ancora leggere anche nell’edilizia corrente, notevoli ed importanti tracce delle antiche costruzioni che vanno dalle case a schiera medievali alle strutture palazziate (spesso fortificate) rinascimentali e barocche. La matrice originaria con le sue refusioni è ancora fortissima a Fontecchio con il centro storico ben conservato e con palazzi fortificati, case torri, case mura e la eccezionale fonte del 1300 che presenta analogie con le fontane viterbesi. Sant’Eusanio e Casentino conservavano brani di tessuto medievale andato irrimediabilmente distrutto dal terremoto del 2009. Meno conservati sono gli altri centri che hanno subito pressioni antropiche ed interventi di ristrutturazione spesso poco rispettosi della tipologie edilizia e di quella architettonica. In ogni caso è sempre possibile per ognuno individuare pezzi di tessuto integro e provare a fareun elenco dell’edilizia residenziale degna di interesse.
Detto delle terre murate, degli incastellamenti, delle case mura e delle case torri un altro elemento dell’architettura che distingue questa area sono gli edifici di culto: chiese e conventi con storie che cominciano in alcuni casi prima del 1000 in altri nel tardo medioevo e vengono riparate e ristrutturate durante i secoli, spesso a seguito di terremoti ed in particolare a seguito di quelli del 1700, poche sono state costruite dopo il XVII sec.. Possiamo dire che siamo, per la maggior parte delle chiese e dei conventi, di fronte ad un patrimonio ecclesiale barocco con ricchi interni, con altari spesso ornati con colonnine a tortiglione ed in qualche caso con soffitti a cassettone. Un barocco importante che risente di influssi napoletani pagato da una borghesia che fondava la sua ricchezza nell’allevamento ovino e nella coltivazione dello zafferano. Recenti ed improvvidi interventi di restauro, quando andava di moda lo slancio e la leggerezza medioevale, hanno distrutto in alcune chiese le sovrastrutture barocche ottenendo pessimi risultati complessivi. L’unico positivo effetto di tali restauri è stato, in alcuni casi, il ritrovamento di importanti affreschi dei secoli precedenti. Il secondo livello di lettura potrebbe quindi essere quello delle chiese rupestri, medievali, rinascimentali e barocche attraverso l’architettura, la storia dell’arte, e la fede. Divisa su temi orizzontali (stesso periodo, stesso paese) o verticali i santi patroni (es. San Michele Arcangelo santo longobardo legato alle forre ecc). Barisciano 21 chiese Villa S. Angelo5 chiese Sant’Eusanio Forconese 5 chiese San Demetrio ne’ Vestini 11 chiese Poggio Picenze 4 chiese Fagnano 10 chiese (alcune allo stato di rudere) Fontecchio 9 chiese Per un totale di ben 65 chiese con un arco cronologico che va dal XII -XIII al XIX secolo e che racchiudono dei piccoli tesori che vanno dagli altari alle cantorie, dagli affreschi alle sculture di madonne e santi, dai dipinti sia di scuola locale che di artisti del calibro di Luca Giordano o Teofilo Patini. Il Patini, morto nel 1906 a Napoli soggiorno per alcuni anni a Calascio come istitutore in una delle ricche famiglie di armentari; pittore verista oltre a madonne e ritratti dipinse moltissime e bellissime tele che narrano lo stato miserevole delle classi povere. “io non dipingo i cenci per diletto, ma per mostrarli a questa ignave borghesia che non ha il coraggio di scendere nei fondaci per alleviare la miseria della povera gente” (Teofilo Patini)
Un’ulteriore livello di lettura potrebbe essere quello delle invarianti ambientali e dei sistemi ambientali considerati come elementi ordinatori del paesaggio. Ci troviamo di fronte ad un paesaggio agrario costruito e modellato per secoli dall’uomo e che negli ultimi cinquanta anni, a seguito dell’abbandono delle pratiche agricole nelle aree marginali si sta trasformando velocemente. Le aree un tempo adibite a pascolo si trasformano in arbusteti e poi in bosco ceduo di roverella o quercia, il sistema delle coltivazioni a terrazzamenti, non più in uso è appena percepibile in alcune parti del territorio, l’abbandono delle pratiche agricole anche nelle vallecole e nelle zone di pianura rischia di modificare la percezione formale e cromatica e di modificare i caratteri identitari dei luoghi: Un’ulteriore pericolo è la diminuzione della biodiversità legata alla trasformazioni delle policolture verso monoculture (bosco). Argine a questa situazione può e deve essere una manutenzione e un governo del territorio con il mantenimento di presidi stabili nelle aree montane più difficili oltre che favorire il ritorno alla coltivazione delle aree ex coltivi attraverso politiche adeguate che partono dalla rivisitazione delle proprietà e dalla cessione dei beni demaniali a giovani. E’ utile accennare alcuni sistemi ambientali che interessano i nostri centri : La valle subequana tracciata dal fiume Aterno ed incavata tra il massiccio del Sirente e l’altopiano dei Navelli dove predomina il bosco ceduo di roverella . Esiste un interessante sistema di alpeggio: in estate le famiglie che avevano bestiame si trasferivano in quota, alle falde del Sirente dove in ogni comune c’’era un luogo edificato chiamato Pagliare. (Pagliare di Fontecchio, Pagliare di Fagnano). La valle è stata da sempre utilizzata come collegamento verso il mare e verso l’oriente. Suggestioni del passaggio dei templari e la certezza dell’utilizzo di questa via da parte di Celestino V in viaggio verso l’Aquila dove fu incoronato papa insieme con riti che uniscono ancora sacro e profano rendono questi luoghi ancora pieni di spiritualità. La piana dei Navelli rappresenta il secondo insieme complesso caratterizzato dal sistema dei campi aperti (open field), organizzazione che da secoli regola in maniera collettiva l’utilizzo del terreno adoperato, dopo il raccolto, anche per il pascolo dalla comunità. I campi aperti sono ancora riconoscibili su quasi tutta la piana di Navelli e sulle vallecole he si incontrano salendo verso Campo Imperatore dove i intrecciano con i mandorleti piantati lungo i fianchi delle colline e fino a 1000 metri di quota ed oggi parzialmente abbandonati. La cromia di questi elementi, i centri storici fortificati costruiti sulle parti più difendibili che formano quasi matrice ed il paesaggio che assume forme e colori man mano che si sale in quota rendono questi posti identitari. Sulla piana di Navelli si trova anche un altro motivo che ha contribuito a fare grande la città di L’Aquila ed i suoi dintorni per più di quattro secoli: il tratturo Magno , ‘autostrada verde larga di norma 111 metri e lunga 244 Km che portava milioni di pecore dalla Basilica di Collemaggio fino alla “ dogana di Foggia”. Il Tratturo più lungo d’Italia con i suo bracci, braccetti e riposi.24 giorni per andare sui pascoli pugliesi e 24 giorni per tornare sui pascoli di Campo Imperatore e dei monti intorno a l’Aquila. Le lane aquilane “carfagne “ e “majorine” erano scambiate normalmente sui mercati di Bruges e di Firenze. Ancora oggi è visibile e percorribile parte del tratturo da Poggio Picenze fino a Peltuinum (città romana murata traversata dal tratturo) che era la dogana di partenza per le greggi del Gran Sasso. La via Claudia Nova costruita da i romani per congiungere la salaria e le aree interne (Amiternum, Aveia, Peltuinum) alla Claudia Valeria presso Bussi quasi seguiva l’andamento del tratturo fino a Bussi. Il comune di Barisciano è ricompreso in parte nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga mentre i comuni di Fagnano Alto e Fontecchio sono ricompresi entro il parco regionale del Sirente Velino. Elementi puntuali di interesse archeologico architettonico e naturalistico interni ai comuni interessati e non ancora trattati.
Archeologia: ponte medievale su preesistenze romane ed antico mulino a Campana, resti di colonna romana Casentino, mura megalitiche ad Opi, citta di Forfona con la chiesa di Santa Maria su tempio romano a Barisciano. Ponte Romano (resti) all’ingresso di Barisciano. I toloj a brisciano, Poggio, Fagnano. Basamento di tempio italico nella chiesa di Santa Mari della Vittoria a Fontecchioe castellieri italici ad Opi di Fontecchio. Immediatamente esterne all’area in oggetto la necropoli di Fossa, (la più importante d’Abruzzo) con i suoi menhir a fianco delle tombe a cumulo, i ricchi corredi ed i letti in osso restituiti. La rupe sopra fossa è stata teatro del martirio di San Massimo patrono della Citta di L’Aquila. La città cintata romana di Peltuinum con il teatro ed il podio di un grande tempio. A Castel del Monte circolo italico in quota difeso da tre fossati in località Colle della Battaglia. A Rocca Calascio Castello con dongione del duecento e torri del quattrocento. I resti della Grancia di Santa Maria di Paganica a Campo Imperatore. Naturalmente ci sono poi elementi ancora più puntuali che sarebbe lungo citare.
Elementi naturalistici: grandi doline carsiche rappresentate da una serie di fosse come la Ranallesca, Pagliericci, fossa Principesca e fossa Cupa, tutte poste tra Sant’Eusanio e San Demetrio (crateri carsici profondi anche cento metri). Grotte di Stiffe dove defluiscono le acque dell’altopiano per il mezzo dell’inghiottitoio di Pozzo Caldaio a Terranera (parzialmente percorribili, a pagamento con guida). Il lago di Sinizzo di origine vulcanica. Le Locce di Barisciano. Museo del fiore e orto botanico a Barisciano. La valle del Campanaro a Poggio Picenze, Area faunistica a Fontecchio. Stazione di AdonsVernalis (grossa margherita che si credeva estinta) tra Barisciano e Castelvecchio Calvisio. Presenza nel versante del Gran Sasso del capriolo e del lupo oltre ai mammiferi minori e dell’invasivo cinghiale. Capriolo, lupo ed anche cervo nella valle Subequana. Avifauna stanziale e di passo con specie nella lista rossa IUCN. Barisciano e Fontecchio fanno parte del territorio ricompreso in aree SIC (siti di interesse comunitario) e ZPS (zone di protezione speciale). Fontecchio ha parte del territorio solo in ZPS. Un sottocapitolo che solo si accenna è quello delle erbe officinali di raccolta o coltivate-e degli alberi secolari (Fagnano, cerro sughera delle Pagliare; roverella di Ripa di Fagnano. Fontecchio, roverella di monte san Pio).
Copertura vegetale. Dall’inizio della Valle Subequana i due versanti sono ricoperti in buona parte da bosco di roverella ceduo, meno aree boscate si incontrano sui contrafforti del Gran Sasso e tra queste numerosi rimboschimenti di pino nero. Le percentuali di superfici boscate vanno dal 60% di territorio per Fontecchio e Fagnano a meno del 15 per gli altri comuni.
Produzioni tipiche. Barisciano: lenticchia di Santo Stefano di Sessanio (presidio slow food); pecorino canestrato di Castel Del Monte (presidio slow food) ottenuto da latte ovino crudo; patata turchesa (buccia viola e pasta bianca), patata a pasta gialla, alcuni grani antichi recuperati (saragollasolinaefarro), prodotti della filiera della pecora compresa la lana. A Fontecchio e Fagnano produzione di tartufo e zafferano. Villa sant’ Angelo e Sant’Eusanio Forconese: allevamento bovino con formaggi e mozzarelle. Artigianato: lavorazione della pietra bianca di Poggio Picenze utilizzata per la costruzione delle decorazioni, portali, finestre, mensoline, della città di L’Aquila e che ha rappresentato per diversi secoli l'elemento distintivo di Poggio Picenze.; da qualche tempo lavorazione della lana a Barisciano.
Tempo libero: sport escursioni, ricettività e ristorazione: trecking di mezza montagna verticale ed orizzontale Mete: tutte le cime, abbazia di san Crisante e Daria, abbazia di Casanova ecc, ippovia mountain bike, le pagliare di Tione e di Fontecchio. Ristoranti osterie ed alloggi in tutti i comuni.
Detrattori ambientali. A Barisciano cava sulla sinistra prima di arrivare al paese e la palestra, completamente fuori scala, realizzata dopo il terremoto, all’ingresso dello stesso. Cave in comune di Poggio Picenze e San Demetrio, zona industriale al confine tra Poggio Picenze e Fossa.

Il Territorio

ll progetto Growing Up si propone di attivare un piano di sviluppo e trasformazione sul territorio di nove Comuni del Cratere, in modo da creare e rendere stabile un circuito preventivo-riabilitativo attraverso tutte le declinazioni possibili.

“Il destino degli uomini nella regione che da otto secoli
viene chiamato Abruzzo è stato deciso principalmente
dalle montagne  (….) il fattore costante della loro esistenza
è appunto il più primitivo e stabile degli elementi: la natura”
(Ignazio Silone)

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Anche se i paesi su cui si incentra il progetto (Barisciano, Poggio Picenze, Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo, San Demetrio, Fagnano, Fontecchio) per molti aspetti  sono diversi e disorganici per aree di influenza, aggregazioni  e forme, è possibile tentare di darne alcune letture su elementi comuni ad essi ed anche agli altri territori contermini.

Lo skyline della parte interna dell’Abruzzo, ed in particolare di quella montana dell’aquilano, si caratterizza per la presenza di rocche, castelli e centri fortificati tutti sorti dall’XI al XIV secolo. Questo potrebbe essere una lettura omogenea. Le roccaforti, sia come “terre murate” che come borghi fortificati o torri isolate, sorte a controllo delle vie di comunicazioni sono infatti presenti in tutti i comuni e ne definiscono una identità ed anche una matrice che ha contribuito a definire parte del paesaggio.